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Esperienze con i Discus - Il rifiuto del cibo

Archiviato in: Uncategorized — admin 21 Gennaio, 2008 @ 23:50

di Marco Vitone

 
II Discus è un pesce affascinante e complesso, diverso da tutti gli altri Ciclidi, ed evoluto in modo straordinario: sorprendono, infatti, in questa specie, la complessità delle relazioni sociali tra individui, dei rituali di corteggiamento, del rapporto di coppia, oltre che le strabilianti cure parentali. Questo splendido animale è diffuso in America Latina nel Rio dell’Amazzoni e nei suoi affluenti, nei laghi da questo alimentati, oltre che nelle pozze naturali all’interno della foresta pluviale formate dallo straripamento del fiume. Sin dai tempi della sua classificazione, avvenuta agli inizi del secolo, è stato allevato in acquario e riprodotto in cattività, ottenendone, col tempo, disparate varietà che lo hanno allontanato dalle colorazioni originarie. Oggi gli esemplari in commercio provengono per la stragrande maggioranza da allevamenti orientali, europei, ed americani. Allevare e, soprattutto, riprodurre i Discus, rappresenta il desiderio di molti appassionati che devono però imbattersi in notevoli difficoltà. Tenteremo di approfondire e di superare tutti gli ostacoli che si frappongono al conseguimento di questi risultati, partendo dalle tecniche d’allevamento per giungere a quelle di riproduzione.CONTROLLO DELL’ALIMENTAZIONE
II Discus, più d’ogni altra specie allevata in acquario, risente delle carenze alimentari ed è danneggiata in modo irreversibile, soprattutto nella crescita, da un’alimentazione scorretta. Tratteremo però in seguito del piano alimentare più idoneo per questi pesci, soffermandoci al momento su una loro caratteristica peculiare: la tendenza a diventare inappetenti sino a morire, dopo lunga agonia, di fame.

PERCHE’ NON MANGIANO?
Passiamo in rassegna tutte le possibili cause dell’inappetenza del Discus, in ordine crescente di gravità; nel seguito della rubrica ne esamineremo analiticamente i rimedi.


1) Adattamento ai cambiamenti:

il Discus ha una forte tendenza a legarsi all’ambiente in cui vive ed alle abitudini che assume. Da questa caratteristica deriva una scarsa propensione ad accettare repentini cambiamenti ambientali (trasferimenti, rinnovo dell’arredamento della vasca, introduzione o rimozione d’altri individui), dovuta alla stretta correlazione tra l’animale, il territorio ed i suoi abitanti. Il turbamento di questi equilibri, faticosamente raggiunti, può causare lotte per l’accaparramento del nuovo territorio, lotte per ristabilire la gerarchla sociale, ed in genere uno stato d’agitazione e malessere diffuso: questi fattori causano in genere la perdita dell’appetito nei soggetti interessati.
Allo stesso modo, questo affascinante Ciclide è scarsamente propenso a variare la sua dieta all’improvviso, legandosi in modo evidente al gusto ed alla consistenza del tipo di cibo che è abituato a ricevere. Sembrerà un controsenso, ma si può affermare che pur essendo i Discus pesci assolutamente famelici, che si adattano a svariati mangimi, accettano, invero, con scarso entusiasmo variazioni improvvise della dieta. Quest’estrema selettività e diffidenza alimentare (i pesci arrivano a selezionare nel boccone le parti di consistenza e gusto non graditi, espellendoli prima di ingerire il resto) ha cause ancora poco chiare. Si può ipotizzare che, pur non essendo il Discus un predatore specializzato (ma un "opportunista" che abbocca tutto ciò che gli capita a tiro, eventualmente espellendo le particelle che non gradisce), finisce, specie in cattività dove la varietà della dieta è più limitata, per abituarsi agli alimenti ed a pretendere quelli che gradisce di più e riconosce. La modificazione improvvisa della tipologia del cibo è, dunque, spesso, causa d’inappetenza.

2) Bioritmi e psicologia:
l’alto grado evolutivo di questo pesce, di cui sono diretta conseguenza l’estrema sensibilità sociale, lo spiccato senso del pericolo, l’intensità e la complessità dei rituali riproduttivi, lo rendono vulnerabile allo stress fisico e psichico derivato.
Questi fattori, in varia misura, determinano inappetenza totale o parziale. In primo luogo, il posto occupato nella scala gerarchica sociale che si
forma tra individui occupanti uno stesso acquario, garantisce un "diritto d’accesso" al cibo d’entità proporzionale al grado di dominanza: un pesce sottomesso riuscirà a mangiare sempre meno di quello a lui sovraordinato e così via nella scala gerarchica. Impedire ad altri soggetti di nutrirsi in modo adeguato, scacciandoli di continuo, in natura come in cattività, implica il controllo di un territorio ritenuto ideale sia dal punto di vista della sicurezza (nascondigli, luoghi in ombra), sia dal punto di vista, appunto, dell’approvvigionamento alimentare. Questi vantaggi in natura assicurano maggiori
probabilità di sopravvivenza rispetto alle insidie dei predatori e più possibilità di nutrirsi e, di conseguenza, riprodursi. In tale contesto è chiaro che i più deboli finiscono col mangiare poco e male (generalmente rifiuti che si depositano sul fondo e avanzi in decomposizione).
In secondo luogo, in epoca riproduttiva, i Discus (in particolar modo le femmine) tendono a divenire inappetenti. Questo avviene, di solito, dopo un periodo in cui, i riproduttori mangiano avidamente; la spiegazione di tale comportamento è insita, ci sembra, nella necessità che si attenui la voracità dei riproduttori che potrebbe portarli a divorare le proprie uova o addirittura le larve inermi. I genitori, infatti, deposte le uova, le ossigenano con le pinne e smuovono l’acqua intorno ad esse con movimenti della bocca, sfiorandole e picchiettandole con le labbra; una volta poi che le uova si schiudono, gli adulti prendono in bocca i piccoli appena nati, rimasticandoli delicatamente, per poi riporli sul substrato dove sostano prima di iniziare a nuotare. Tale ultimo comportamento, la cui utilità e dinamica devono essere ancora del tutto chiarite, sembra occorra a ripulire le larve dai parassiti. In questa fase così delicata e laboriosa, i Discus diventano più selettivi e meno frenetici del solito nell’alimentarsi, "assaggiando" con circospczione il cibo prima di ingerirlo definitivamente o addirittura rifiutandolo per vari giorni e questo, evidentemente, nella preoccupazione di danneggiare gli avannotti.
Vanno infine considerate le condizioni di stress cui è sottoposto l’animale se non ne sono rispettate le esigenze, e in termini di valori chimico fisici dell’acqua, e in termini d’idoneità dell’allestimento dell’acquario (eccessiva illuminazione, ubicazione in posti troppo affollati, scarsità di nascondigli, coabitazione con altre specie non compatibili, eccessivo affollamento). Tali errate condizioni "ambientali" avranno come conseguenza il rifiuto del cibo.

3) Le parassitosi:
I Discus convivono in regime di perfetto equilibrio con alcuni parassiti, che sono ospitati abitualmente nell’intestino, sulla pelle e sulle branchie.
I parassiti intestinali più comuni sono vermi nematodi del genere Capillaria, e protozoi flagellati della specie Bodomonas, (altri quali Spironucleus, Hexamita, Trichomonas, Protoopalina, deve ritenersi siano patogeni non presenti normalmente nell’intestino dei Discus, sebbene siano non di rado presenti negli individui importati). I parassiti della pelle, ed in particolare modo della spessa mucosa che ricopre questi pesci, sono vermi del genere Gyrodactylus, protozoi flagellati (Costia e Chilodonella) e svariati tipi di batteri.
Parassitano invece le branchie oltre che i citati Gyrodactylus, i ben più pericolosi vermi del genere Dactylogyrus.
L’esemplare all’apparenza più sano ad un’attenta analisi risulterà ospitare alcuni dei parassiti citati, quando non tutti assieme e la pericolosità di tali agenti patogeni è inversamente proporzionale all’età ed allo sviluppo del pesce; ad esempio i parassiti
delle branchie, che non infastidiscono, se non minimamente, gli adulti in condizioni normali, possono sterminare intere nidiate d’esemplari giovani in poche ore.Nel momento in cui, per qualsiasi motivo, il numero dei parassiti oltrepassa la soglia della normale tollerabilità, l’animale smette totalmente di alimentarsi e, con il tempo, entra in uno stato di prostrazione molto pericoloso che può condurlo alla morte. Il problema è riconoscere per tempo i sintomi ed intervenire con i giusti rimedi: di solito le gravi infestazioni da parassiti intestinali sono riconoscibili da feci completamente bianche (non trasparenti) e gelatinose; le gravi infezioni cutanee da un inscurimento ed ispessimento della mucosa con zone putrescenti biancastre; l’infestazione delle branchie dall’arrossamento evidente della parte, dall’inscurimento della mucosa cutanea, dalla respirazione accelerata e dall’alternato blocco di uno dei due opercoli branchiali, con fuoriuscita di filamenti di muco.

4) Correlazione dei fattori:
in premessa abbiamo accennato al esaminare dell’inappetenza dei Discus,
E’ chiaro che non sempre, specie agli inizi, sarà facile attribuire l’inappetenza dei Discus a questa o quella causa; tuttavia, con un’attenta osservazione, la lettura dei testi che in seguito saranno consigliati - ed anche attraverso i suggerimenti di questa rubrica - diverrà possibile fare chiarezza sulle cause e sperimentare gli opportuni rimedi ai problemi esaminati.fatto che le cause che ci accingevamo ad hanno un diverso grado di pericolosità: occorre ora precisare, tuttavia, che i fattori in questione possono entrare in correlazione, innescando una vera e propria reazione a catena. E’ molto probabile, infatti, che l’inappetenza causata da motivi diversi dalle parassitosi, che può essere affrontata più agevolmente, possa attraverso una progressiva ed incontrollata debilitazione del soggetto, portarlo ad ammalarsi. Ciò è dovuto al fatto che un animale stressato, che si alimenta in modo insufficiente, vede fortemente ridotte le sue difese immunitarie, che magari sino ad allora gli avevano permesso di convivere con i parassiti di cui sopra.

Abbiamo esaminato le cause che portano i Discus a rifiutare il cibo, precisando come l’ordine d’esposizione utilizzato non sia casuale, ma tenga conto della gravita delle stesse. Premettiamo che non sempre è possibile trovare un rimedio all’inappetenza di questi Ciclidi, specie se le contromisure vengono adottate in ritardo ed in modo non appropriato. Ogni giorno di ritardo nell’intervento aggrava in maniera esponenziale la situazione, sino a rendere vano qualsiasi tentativo. Solitamente un soggetto adulto, sino ad allora in buona salute, con il giusto peso corporeo, può sopravvivere alcuni mesi senza mangiare alcunché. Si assiste in questo periodo al progressivo esaurimento in primo luogo delle riserve di grasso, in seguito del tessuto muscolare dell’animale. Nello stadio finale il soggetto, osservato frontalmente, assume il caratteristico aspetto a lama di coltello, assottigliandosi a tal punto che la pelle viene a contatto con lo scheletro del pesce. La lenta, ma inesorabile, agonia ha termine dopo un lungo periodo di sofferenza per cui suggeriamo, per motivi umanitari di sopprimere i soggetti giunti a questo stadio. La soppressione non deve essere effettuata gettando il pesce ancora vivo nel water, o con altri metodi che infliggano atroci supplizi agli animali. Due sono i metodi assolutamente indolore: il primo consiste nel praticare un incisione rapida, netta e profonda sulla testa del pesce appena al disopra degli occhi, con l’ausilio di una lama molto affilata (D.Untergasser). L’altro metodo prevede l’utilizzo di un potente anestetico somministrato in dosi letali; si tratta del tricaino-metano-sulfonato come sostanza, presente nel preparato MS 222®, Sandoz. Si preleva il soggetto dall’acquario e lo si pone in un recipiente a parte riempito con acqua prelevata dalla stessa vasca, aggiungendo un grammo del medicinale per ogni litro di acqua; la morte sopraggiunge in maniera totalmente indolore nel giro di dieci minuti (D. Untergasser). Per procurarsi questo medicinale occorre la ricetta rilasciata dal veterinario.
Soggetti adulti nutriti in modo inadeguato, allevati in condizioni errate, avannotti e giovani esemplari sopravvivono senza nutrirsi per un periodo limitato a qualche settimana. In questi casi la tempestività, nell’applicare le giuste contromisure all’inappetenza, è fondamentale per avere successo.
Veniamo ad esaminare analiticamente i rimedi consigliabili, sulla base della classificazione precedentemente effettuata.

1) Adattamento ai cambiamenti:

I Discus acquistati da un allevatore o dal negoziante non appena trasportati negli acquari domestici tendono a non alimentarsi, occorre dunque agire in modo da consentire ai nuovi ospiti di smaltire rapidamente lo stress accumulato, evitando di procurargli ulteriori traumi, cosi favorendo un rapido ritorno dell’appetito.


I) Trasporto:

è importante che i pesci vengano correttamente imbustati, ci si assicuri dunque che venga immessa nella busta la quantità di aria necessaria all’ossigenazione dell’acqua. E’ opportuno che i soggetti siano imbustati singolarmente di modo che non si feriscano involontariamente tra loro con i raggi delle pinne. Nell’acqua di trasporto dovrebbe essere immessa una blanda dose di disinfettante come blu di metilene, affinchè le abrasioni, anche superficiali, della mucosa provocate ai Discus durante la cattura non vengano attaccate da parassiti opportunisti. Per evitare sbalzi di temperatura i sacchetti contenenti i pesci vanno riposti in contenitori termoisolanti (buste o borse termiche, scatole di polistirolo). Ci si preoccupi di non spaventare eccessivamente i pesci evitando di urtare i contenitori, ed oscurandoli di modo che non possano vedere all’esterno.


II) Acclimatazione:

diamo per scontato che, previa preliminare richiesta di informazioni all’allevatore o al negoziante, si sia già approntata una vasca nella quale i valori chimico - fisici fondamentali dell’acqua (pH, temperatura e durezza totale) siano il più vicino possibile a quelli dell’acqua della vasca di provenienza dei pesci. La procedura di acclimatazione, consigliata per immettere in acquario qualsiasi pesce di nuovo acquisto, dovrà essere svolta con accuratezza e senza fretta. La luce della vasca deve restare spenta o fortemente attenuata per i primi due giorni. La temperatura dell’acqua dovrebbe essere gradualmente portata a 30 C°, per rafforzare le difese immunitarie dei pesci. I primi tempi ci si avvicini con molta circospczione alla vasca di modo da non spaventare con movimenti bruschi i pesci; sarebbe opportuno evitare una eccessiva illuminazione dell’ambiente esterno all’acquario, perché i pesci non siano spaventati dai movimenti delle persone (i Discus sono particolarmente sensibili ai centrasti cromatici ed ai rumorio oggetti ed abiti di colore scuro, ombre e forti rumori prodotti nelle vicinanze dell’acquario o picchiando sui vetri, provocano loro stress). L’acquario, come regola generale, andrebbe posto in luoghi tranquilli dove non vi sia un continuo andirivieni di persone e non vengano prodotti forti rumori.
N. B. E’ fortemente consigliabile per pesci nuovi un periodo di quarantena da svolgersi in un acquario appositamente dedicato a questo scopo. In tal modo si potrà evitare la eventuale trasmissione di patologie agli esemplari già posseduti, si potranno eseguire eventuali trattamenti senza danneggiare la vegetazione dell’acquario principale ed infine si potrà meglio compiere il periodo di adattamento dei Discus.

2) Strategie alimentari:

premettiamo che non tratteremo in questa sede del tipo di alimentazione più adatta per questi Ciclidi, bensì di tempi e modalità di somministrazione del cibo atti a prevenire o eliminare gli stati di inappetenza.
Poiché, come abbiamo sottolineato nella prima parte, i Discus sono restii ad accettare repentine variazioni della dieta, è fondamentale informarsi, acquistando degli esemplari, su ciò che ad essi viene somministrato dal negoziante o dall’allevatore, eventualmente procurandosi il medesimo cibo. Nella maggioranza dei casi nelle 24 -48 ore successive all’immissione nel nuovo acquario, i pesci rifiuteranno di mangiare standosene nascosti, per cui sarebbe opportuno non tentare di offrire loro nulla, salvo che nella vasca non siano presenti già altri ospiti. In seguito si inizi con il somministrargli il mangime cui sono abituati, in piccole dosi. possibilmente facendo si che raggiunga gli eventuali nascondigli dei pesci, senza costringerli a venire allo scoperto. Durante queste operazioni sarebbe opportuno arrestare per qualche minuto il flusso della pompa e badare a non spaventare in nessun modo i nuovi arrivati, allontanandosi dall’acquario, piuttosto che restare con la faccia incollata al vetro per vedere da vicino cosa succede.
Il cibo deve essere somministrato, anche se in piccole dosi, presso i nascondigli di tutti gli esemplari. Se nella vasca sono presenti altri pesci bisogna controllare che questi non consumino tutto l’alimento offerto.
La dieta dei Discus dovrebbe essere variata il più possibile, sia per ragioni prettamente fisiologiche (la integrazione di un mangime base con larve, piccoli crostacei, uova di pesce surgelati, apporta vitamine e proteine non presenti in altri preparati e, secondo alcuni Autori, stimola la riproduzione), sia per ragioni di ordine pratico: è opportuno infatti che i pesci siano abituati ad una dieta variata affinchè possano affrontare situazioni di eventuale carenza di un tipo di mangime o problemi all’apparato digerente che consiglino una dieta particolare.

3) Bioritmi e psicologia:

Come osservato nella prima parte, esiste una diretta ed intensa correlazione tra i Discus ed il territorio. Territorio - dicemmo - vuoi dire protezione, cibo e possibilità di riprodursi. E’ ovvio che simili privilegi vengano difesi strenuamente: gli individui dominanti non permetteranno ai più deboli di avvicinarsi ai loro siti. costringendoli ad una vita grama, in perenne fuga, o alla ricerca di angoletti nascosti. 1 soggetti più deboli si nutrono con difficoltà perché hanno paura di venire allo scoperto ed essere costretti a lottare con i più forti. Occorre dunque adottare degli accorgimenti che minimizzino l’istinto territoriale dei Discus e ci permettano di alimentare tutti i pesci allevati.

I) Arredamento dell’acquario:
premettiamo che esiste una sostanziale distinzione tra vasche di allevamento intensivo utilizzate dagli allevatori professionisti, e vasche domestiche, per il cui arredamento predominano logiche diverse legate anche ad esigenze estetiche. In genere le vasche dei primi sono totalmente prive di arredo e di materiale di fondo; solo nelle vasche da riproduzione, riservate alle singole coppie, viene posto un oggetto (solitamente un vaso di terracotta o un cilindro di plastica) che servirà come substrato per la deposizione. Questa soluzione ha un duplice scopo: innanzitutto non stimolare l’istinto dei pesci a territorializzare non offrendogli alcun punto di riferimento che diventi occasione di lotta per il suo accaparramento (rocce, tronchi o altri oggetti che possano fungere da nascondiglio o da substrato per deporre le uova); in secondo luogo questa scelta ha funzioni igieniche, poiché l’assenza di materiale di fondo o altri oggetti d’arredamento non offre appigli ai parassiti e consente una pulizia agevole ed efficace della vasca.
I Discus, tuttavia, possono tranquillamente essere ospitati in acquari arredati, con alcuni accorgimenti. Cerchiamo di creare nella vasca un numero di territori pari al numero degli individui ospitati (per esemplari adulti un singolo territorio potrà essere condiviso da una coppia). Per creazione di territori si intende la costituzione di zone dell’acquario tranquille ed ombreggiate, chiuse da tré lati, con a disposizione dei pesci un oggetto (cono o vaso di terracotta, tronco, roccia o altri) idoneo a rappresentare un substrato per la deposizione di uova.


II) Numero degli individui ed altri ospiti:

i Discus tenuti in gruppi numerosi perdono la diffidenza iniziale con maggiore rapidità. Al contrario un basso numero di individui allevati nello stesso acquario provoca alcuni inconvenienti: aumenta l’aggressività dei dominanti nei confronti dei gregari ai quali sarà impedito l’accesso al cibo. Al contrario, all’interno di un gruppetto l’aggressività viene maggiormente stemperata e soprattutto non viene indirizzata sempre contro lo stesso individuo. Ad ogni buon conto si dovrebbe evitare di far convivere soggetti di dimensioni eccessivamente diverse; chi intende iniziare l’esperienza con i Discus dovrebbe acquistare 4 o 6 individui di circa 6 cm, da immettere in un acquario della capacità di circa 100 litri.
In un acquario di comunità è opportuno che vengano scelti accuratamente i pesci da far convivere assieme ai Discus: chi volesse creare un ambiente il più possibile vicino al biotopo di provenienza (scelta consigliata) può optare per uno o più gruppetti di piccoli "tetra" amazzonici (Hyphessobrycon sp., Paracheirodon sp., Hemigrammus sp.). Si sconsiglia di far convivere i Discus con altri grossi Ciclidi ed in particolar modo bisogna evitare di tenerli assieme agli Scalari, sia perché questi finirebbero per consumare la maggior parte del cibo (gli Scalari sono rapidi predatori), sia perché potrebbero introdurre in vasca una serie di parassiti di cui sono portatori sani (5. Degen). Può tuttavia essere ospitata con successo, in acquar! con sufficiente spazio, una coppia di Microgeophagus ramirezi, stante la assoluta tranquillità di questa specie.


III) Periodo riproduttivo:

in base alle esperienze condotte con svariate coppie di adulti, abbiamo verificato (anche se non in tutti i soggetti) la tendenza alla diminuzione dello stimolo della fame nel periodo immediatamente antecedente e quello successivo alla deposizione delle uova. Nel numero precedente si è proposta tutta una serie di possibili spiegazioni al fenomeno, per cui in questa sede ci limitiamo a descrivere degli accorgimenti atti ad evitare eventuali conseguenze negative per i riproduttori.
Stante il notevole dispendio energetico dei pesci durante tutte le fasi delia riproduzione (dai rituali di corteggiamento, alla deposizione e la fecondazione, alle laboriose cure parentali), occorre opportunamente preparare i riproduttori ad affrontare lo stress conseguente. Occorrerà dunque offrire alle coppie un sostanzioso apporto di calorie supplementari almeno da un paio di settimane prima di porle nelle condizioni di riprodursi. Il normale piano alimentare andrà arricchito con un supplemento rispetto alla normale dose di cibo surgelato (larve, crostacei, uova di pesce), un aumento della percentuale di grassi (che sembra favorisca una più intensa ovulazione nelle femmine). l’uso più intenso di integratori multivitaminici e di sali minerali.
Questo tipo di dieta consente ai Discus di affrontare con sufficienti riserve di energia il difficile periodo delia riproduzione.
Si cerchi inoltre di somministrare il cibo il più possibile lontano dal sito di deposizione delle uova, o delle larve ancora in fase di riassorbimento del sacco vitellino, o comunque lontano da dove stazionano gli avannotti allorché i genitori li lascino per venire a mangiare. I Discus, infatti, di norma, temono di ingerire le uova o i loro piccoli assieme al mangime, per cui evitano di mangiare se rischiano di danneggiare la prole.
Nel prossimo numero esamineremo l’incidenza delle malattie sull’inappetenza ed i gravi rischi legati alla correlazione dei vari fattori che determinano questo stato di malessere nei Discus…

 

Le malattie più comuni
La maggior parte delle difficoltà che si incontrano nell’allevamento dei Discus sono dovute ad organismi parassiti di questi pesci, che, probabilmente a causa della comparsa di ceppi resistenti ai trattamenti - provocata da svariati anni di allevamento in cattività, durante i quali sono stati più volte trattati con gli stessi chemioterapici - causano l’insorgenza di malattie dall’esito perlopiù infausto, o situazioni di stress prolungato che non permettono agli animali di vivere bene e riprodursi.
Uno dei primi sintomi dell’insorgenza dello stato patologico è proprio l’anoressia, che, peraltro, si manifesta per quasi tutte le affezioni, costituendo un generico, quanto ineluttabile, campanello di allarme.
L’acquariofilo "medio" è portato a pensare che i Discus siano pesci "cagionevoli" di salute, che tendono ad ammalarsi facilmente. Queste affermazioni, a ben vedere, sono del tutto infondate; è vero solamente che è difficile combattere una malattia in stadio avanzato e che abbia colpito un soggetto già debilitato per altri motivi, ma tale assunto è valido per qualsiasi altro essere vivente. I Discus, in realtà, sono pesci molto più resistenti alle avversità di quanto comunemente si creda, così come sono molto più gravi e grossolani gli errori nell’allevamento di questa specie, rispetto a quello che si possa immaginare. Riuscire ad "ammazzare" un Discus, in particolar modo un individuo che abbia superato la fase critica di accrescimento (5-7 cm), è un’impresa difficile, che purtroppo in parecchi riescono a portare a termine.
Come tutte le leggende, quella della delicatezza dei Discus merita, tuttavia, di essere analizzata per verificare se abbia un qualche fondamento. Questa disamina, però, non vuole essere una guida alla diagnosi ed alla cura delle singole malattie che colpiscono questa specie, per la quale rimandiamo alla letteratura specializzata. Cercheremo di analizzare l’argomento da un punto di vista generale, che permetta di focalizzare le peculiarità biologiche della specie e la necessità che queste vengano rispettate nell’allevamento in cattività, caratteristiche che, se esattamente conosciute, costituiscono un buon viatico per evitare l’insorgere di patologie pericolose.

LA MUCOSA ESTERNA
I Discus, come noto, provengono dalle regioni amazzoniche e si sono adattati alla perfezione alle estreme difficoltà presenti loro habitat, sia dal punto di vista delle peculiari caratteristiche della flora e della fauna compresenti (feroci predatori come grossi rettili e Piranha), sia dal punto di vista delle caratteristiche fìsico-chimiche dell’acqua.Il corpo, alto e fortemente appiattito, permette loro di nascondersi, anche distendendosi completamente sul fondo, tra la vegetazione e gli altri ripari presenti nell’ambiente e, nel contempo, offre alimento e rifugio alla prole.
La mucosa che ricopre le squame dei pesci ha importanza vitale per questa specie. I Discus abitano acque con caratteristiche fìsico-chimiche straordinarie. L’acidità dell’acqua rende l’ambiente insopportabile per la maggior parte delle altre forme di vita acquatiche. Per difendersi dall’aggressività degli acidi in soluzione, questi pesci sono ricoperti da uno strato considerevole di muco particolarmente denso. Inoltre, la prole si nutre della pelle dei genitori, opportunamente modificata, nel periodo delle cure parentali.
Più in generale, la mucosa esterna assolve ad una funzione di difesa della pelle e delle lamelle branchiali dagli attacchi parassitari. L’alto livello di specializzazione e le caratteristiche funzionali di questa, rendono indispensabile la sua conservazione in stato sempre perfetto. Invero, esistono alcuni fattori di rischio per l’integrità della stessa che devono essere continuamente monitorati, approntando gli eventuali rimedi in caso di necessità.
Le fonti di pericolo per lo strato di muco sono divisibili in due grandi categorie: abrasioni meccaniche, da un lato, scompensi delle caratteristiche fìsico-chimiche dell’acqua, dall’altro. Le conseguenze di entrambe sono affezioni patologiche "opportunistiche" sostenute da batteri, funghi, vermi e protozoi.
Solitamente, le abrasioni sono causate dalla cattura con il retino, sfregamenti sul materiale decorativo dell’acquario, lotte tra individui. In condizioni normali, ove vengano rispettate le elementari regole di pulizia e manutenzione dell’acquario (regolari cambi parziali dell’acqua, pulizia del fondo e del materiale prefiltrante, efficienza del filtro) queste "ferite" si rimarginano da sole in poco tempo. Nel caso, invece, di precarie condizioni igieniche e dell’inquinamento biologico che ne deriva, al danneggiamento dello strato di muco ed eventualmente della pelle sottostante, seguono infezioni sostenute dai parassiti (quasi sempre presenti, anche se, tenuti sotto controllo dai meccanismi di autodifesa dell’organismo). E’, inoltre, appena il caso di ricordare che, ove le ferite siano causate dalle lotte per il predominio territoriale, alla lunga, i soggetti più deboli tenderanno ad ammalarsi: è opportuno, dunque, isolare i pesci più maltrattati, ovvero arredare l’acquario in modo da offrire loro dei ripari (vedi parte seconda pubblicata nel numero 3 del notiziario).
Agli stessi, pessimi, risultati si può pervenire sottoponendo questi ospiti dell’acquario a stress da alterazioni dei valori fisico-chimici dell’acqua (sbalzi di temperatura, repentini mutamenti della durezza dell’acqua e, conscguentemente, del pH). Un cambio di acqua (o il trasferimento in altra vasca) eseguito in modo eccessivamente rapido che comporta le variazioni descritte, provoca l’elisione quasi totale del muco, che viene via a brandelli, ben visibili perché assumono una colorazione biancastra. A ciò si aggiunga l’ipersecrezione di muco a livello dell’apparato respiratorio. Le lamelle branchiali vengono avvolte dalle secrezioni, fortemente riducendosi, ed a volte annullandosi del tutto, la capacità respiratoria del pesce, con le inevitabili, nefaste, conseguenze che ne derivano.
E’ del tutto evidente che, tanto minore sarà l’esposizione dei Discus alle esaminate fonti di rischio per la mucosa esterna, tanto maggiori saranno le possibilità di evitare l’insorgere di malattie insidiose; ed alla luce delle considerazioni svolte sulle vitali funzioni cui essa assolve, quale barriera protettive e fonte di nutrimento per gli avannotti, è proprio il caso di badare continuamente alla sua perfetta conservazione.


APPARATO RESPIRATORIO

Si è accennato alla circostanza che le branchie dei Discus sono ricoperte da un film di muco che le protegge, al Dactylogyrus so pari della pelle, dall’ambiente esterno. Si è, altresì evidenziato, come i fattori di rischio per la mucosa esterna siano comuni a quella che ricopre le lamelle branchiali.Occorre segnalare in questa sede, un genere di vermi parassiti delle branchie che sembra prediligere i Discus come organismo ospite: si tratta dei Dactylogyrus. Questi microscopici parassiti si attaccano, con particolari uncini di cui sono dotati, alle lamelle branchiali provocando irritazione e fastidio ai pesci. Nel caso di grave infestazione si nota un inscurimento generalizzato della mucosa di tutto il corpo del soggetto, l’accelerazione degli atti respiratori e la chiusura alternata degli opercoli branchiali, per cui il pesce respira solo attraverso una branchia. In questo stadio dell’infezione si possono registrare numerose perdite soprattutto tra gli esemplari giovani.
I parassiti responsabili di questa patologia sono generalmente presenti anche su soggetti che non manifestano alcuna sintomatologia. Gli esemplari adulti, ed in genere, tutti quelli allevati in condizioni ottimali non sembrano risentire dei vermi, i quali, tra l’altro, non riescono a riprodursi in numero massiccio. Le forme parossistiche sono sempre dovute a fattori che minano l’integrità delle branchie (irritazioni dovute a scompensi dei valori fisico-chimici dell’acqua, scarsità di ossigeno nella vasca, inquinamento da scorie azotate in eccesso).
E’ da ritenersi plausibile, inoltre, che questi ed altri parassiti simili, siano responsabili della morte di intere nidiate di avannotti che possono essere attaccati non appena iniziano a nuotare, dopo aver assorbito il sacco vitellino. In tal modo, si spiegherebbe il perché, a volte, le larve muoiano nuotando in lungo ed in largo per la vasca senza riuscire a "trovare" i genitori, oppure prendano ad avvitarsi su loro stessi per finire immobili sul fondo.

 

APPARATO DIGERENTE
‘apparato digerente presenta un intestino particolarmente complesso e lungo, disposto in modo da adattarsi alla particolare conformazione del corpo dell’animale. Questo connotato, proprio dei carnivori, non impedisce, tuttavia, ai Discus di integrare la dieta anche con sostanze vegetali (alghe e piante acquatiche). Nel tratto intestinale sono presenti, nella quasi totalità degli esemplari, un certo numero di parassiti tra i quali più frequentemente è possibile individuare protozoi flagellati e vermi.

Flagellati intestinali

Attraverso l’esame microscopico dell’intestino di soggetti apparentemente sani, si rileva comunque la presenza di un certo numero di flagellati che, ad ogni buon conto, non sembrano minimamente infastidire gli stessi. Si tratta spesso di protozoi del genere Bodomonas, Trìchomonas e Prootopalina, generalmente compresenti.
Sarà ben difficile, invece, imbattersi in Hexamita , come si desume dalla letteratura specializzata: pare, infatti, che questo genere di protozoi flagellati non sia stato, in realtà, mai stato isolato nel genere Symphysodon. E’ stato accertato, infatti, che la famigerata "malattia del buco" è, invero, causata da flagellati del genere Spironucleus. Si ritiene, in via prevalente, che la malattia del buco sia causata solo da quest’ultimo agente patogeno, ma in letteratura esistono segnalazioni di casi di identiche affezioni causate da Bodomonas e Trìchomonas.
agente patogeno, ma in letteratura esistono segnalazioni di casi di identiche affezioni causate da Bodomonas e Trìchomonas.
I flagellati intestinali sono organismi parassiti unicellulari che devono il proprio nome ai flagelli di cui sono dotati, i quali, altro non sono che organi filamentosi di movimento o di adesione utilizzati per spostarsi all’interno od aderire alle pareti intestinali. Il numero e la lunghezza dei flagelli varia a seconda dei generi e delle specie dei proto-zoi; caratteristico è il loro continuo movimento che permette ai protozoi di "nuotare" nel contenuto intestinale e rimescolarlo alla ricerca di sostanze nutritive che vengono così sottratte all’organismo ospite. In caso di infestazioni massicce le colonie di flagellati si stratificano sulle pareti intestinali restando in stretto contatto e formando una barriera impenetrabile. Queste colonie, formate da un numero impressionante di individui, conferiscono all’intestino le caratteristiche di un mare in tempesta, continuamente agitato del movimento contemporaneo dei numerosissimi flagelli. Allorché l’infestazione giunga a questo stadio i soggetti colpiti manifestano sintomi caratteristici: totale inappetenza, feci bianche e gelatinose, ventre gonfio. I pesci tendono ad isolarsi dal gruppo, stazionando sul fondo o in un angolo della vasca e restando insensibili alla somministrazione del cibo; la livrea si inscurisce o sbiadisce.
I tipici buchi nella regione frontale sono quasi certamente da addebitarsi a fenomeni di mancato assorbimento di calcio ed altri minerali a livello intestinale, causato dalla barriera di organismi che impedisce alle sostanze nutritive di venire in contatto con le pareti intestinali. Tra l’altro, queste risultano fortemente danneggiate dall’azione "erosiva" dei parassiti. Non è sempre facile, inoltre, una volta debellati i flagellati, la guarigione delle lesioni esterne che possono anche permanere. Per permettere la cicatrizzazione dei buchi è opportuno somministrare integratori alimentari di sali minerali ed, a volte, è necessario l’utilizzo di particolari pomate antibatteriche da applicarsi in situ. Per maggiori informazioni sul punto si rinvia, comunque, alla letteratura specializzata.

Tenuto conto del fatto che i flagellati intestinali sono presenti in quasi tutti i Ciclidi, occorre precisare, tuttavia, che i Discus ne patiscono più delle altre specie le nefaste conseguenze. Per questo motivo si sconsiglia, ad esempio, di allevarli assieme agli Scalari. Tuttavia, gli accorgimenti preventivi che di seguito verranno descritti, possano scongiurare il pericolo di gravi infestazioni e permetterci di tenere tranquillamente assieme Discus ed altre specie di Ciclidi.
Prima di acquistare un esemplare, è opportuno verificarne lo stato di salute: soggetti magri, con il ventre scavato o eccessivamente tumefatto, con feci biancastre pendenti dall’ano o presenti sul fondo della vasca sono da scartare a priori; si verifichi l’appetito dei pesci pretendendo che il venditore somministri loro del cibo in quel momento. Se non accorrono verso il mangime e non lo mangiano con avidità, restando, invece, fermi mentre altri esemplari banchettano indisturbati, non acquistateli. Tuttavia, se i Discus sono stati introdotti da poco tempo nella vasca del negoziante, ritentate l’esperimento dopo qualche giorno per verificare se non si sia trattato solo di stress da trasferimento.
Per prevenire l’insorgere di pericolosi focolai infettivi, è importante che nella dieta siano somministrate in associazione sostanze fibrose (vegetali e legumi) e di origine animale; queste ultime, ove offerte in quantità eccessiva, tendono a ristagnare nell’intestino minando la salute dei Discus.
Si verifichi che tutti i soggetti allevati riescano effettivamente a nutrirsi, stando attenti a quelli sottomessi dagli esemplari dominanti che tendono continuamente a scacciarli lontano dal cibo, non permettendo loro di mangiare. Si faccia, inoltre, caso ai pesci che, pur proiettandosi verso il mangime, in realtà non lo mangiano o lo sputano dopo averlo abboccato: solitamente questi soggetti sono già vittime di parassiti intestinali pur non avendo ancora perso del tutto l’istintiva tendenza ad accorrere verso il cibo. Nel primo caso, con gli opportuni accorgimenti (vedi parte seconda pubblicata nel numero 3 del notiziario) potremo evitare che il pesce, non nutrendosi, si indebolisca e sia sopraffatto dal proliferare dei parassiti. Nel secondo caso si potrà intervenire per curare l’animale inappetente con tempestività, aumentando le probabilità di guarigione, dato che questo non ha ancora perso del tutto interesse per il cibo.
Elemento fondamentale per tenere sotto controllo i flagellati è la temperatura dell’acqua. Questi organismi sono sensibili al calore; a temperature comprese tra i 32 ed i 35 C° la loro capacità di generare stati patologici nell’organismo ospite viene fortemente attenuata. E’ opinione condivisa da allevatori di successo e confermata dagli ittiopatologi che, inoltre, l’innalzamento di temperatura - sino ad un massimo di 34-35 C° - stimoli il sistema immunitario dei pesci. Non è consigliabile, comunque, far vivere i Discus a simili temperature per periodi più lunghi di 4-7 giorni. Nella sola fase riproduttiva è opportuno che questa raggiunga i 29,5-30,5 C°, per il resto sono sufficienti 27.5-28,5 C°. L’innalzamento della temperatura fino a 35 C° deve essere effettuato a solo scopo terapeutico o preventivo e per il breve periodo di tempo suddetto; un’esposizione prolungata può, invece, provocare scompensi metabolici ed il conseguente indebolimento delle difese immunitarie del pesce, oltre che una perdita di sensibilità dei flagellati al calore, causata dalla proliferazione di ceppi resistenti.
Per ultima, ma solo in ordine di esposizione, occorre sottolineare la necessità e l’importanza, per la profilassi delle affezioni in questione, della cura
dell’igiene nella vasca. Il fondo deve essere mantenuto sgombro da residui fecali e di cibo in decomposizione, per evitare che tali rifiuti vengano ingeriti dai pesci contribuendo alla diffusione dei parassiti. Lo stesso dicasi dell’effettuazione regolare del cambio parziale dell’acqua, che permette di mantenere a livelli accettabili la concentrazione di scorie azotate disciolte: una eccessiva presenza di tali sostanze provoca stress all’organismo dei pesci, indebolendoli.


Elmintosi

Anche le verminosi sono affezioni piuttosto diffuse nel genere Symphysodon: i più frequenti agenti patogeni sono vermi nematodi del genere Capillaria e vermi nastriformi del genere Cestoidea.
Non è affatto facile distinguere dalle sole manifestazioni sintomatiche una infezione da flagellati da una da vermi intestinali. Allo scopo sarebbe necessaria l’analisi microscopica delle deiezioni dei pesci. Solitamente gli esemplari colpiti solo da vermi tendono a dimagrire nonostante accettino il cibo, tuttavia è ben diffìcile che essi continuino a nutrirsi per lungo tempo. L’azione combinata dei flagellati, sempre pronti a ri-prodursi a dismisura in organismi debilitati, porterà i soggetti a smettere completamente di nutrirsi. Solitamente, infatti, i due tipi di parassiti sono presenti contemporaneamente, contribuendo ad aggravare il quadro clinico.
Anche dei vermi, spesso, i Discus sono portatori sani. Cosa significa tutto ciò? Il reperimento di parassiti intestinali in soggetti sani indica la possibilità che questi convivano "pacificamente" con l’organismo ospite non recandogli alcun apparente disturbo. Questa circostanza è indirettamente confermata da alcuni esperimenti condotti in allevamenti "pilota", all’interno dei quali, si cercano di selezionare esemplari totalmente privi di parassiti. E’ un dato di fatto, dunque, che le terapie tradizionali non possono debellare completamente le colonie di agenti patogeni, anche per l’estrema difficoltà di attuare un impenetrabile "cordone sanitario" all’interno degli acquario nei quali, spesso, vengono introdotti nuovi pesci o piante di cui non è sempre possibile verificare la sterilità.
Per prevenire le complicazioni dovute all’azione parassitaria dei vermi, i pesci devono godere di buone condizioni di salute generale, essere ben nutriti (sia quantitativamente che qualitativamente) ed ospitati in acquari correttamente gestiti. Valgono, anche in questo caso, le raccomandazioni descritte per i flagellati.

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